Smart working o lavoro da remoto?

In queste settimane abbiamo sentito parlare di smart working molto spesso e abbiamo notato che è utile entrare per un momento nella definizione di questa preziosa opportunità: in particolare sentiamo di voler approfondire la parola "smart". Ciò che infatti rende particolarmente efficace lo smart working è la libertà di scegliere orari, postazioni di lavoro e mezzi. In particolare ciò che fa la differenza è la cultura e mentalità che ci sono dietro chi lo organizza, sia come HR che come capo, e che sono modalità nuove da co-costruire basandosi sulla flessibilità, sulla fiducia e sul lavorare per obiettivi. Se lavoriamo da casa come se stessimo timbrando un cartellino, rispettando i soliti orari che avevamo in ufficio e la stessa routine, allora dobbiamo parlare di lavoro da remoto e stiamo sprecando delle opportunità perché le nostre persone si sentano valorizzate e 'viste', cosa che accadrebbe se fossero in Smart working.


In questa situazione di emergenza sanitaria che stiamo vivendo, emergenza data dal Coronavirus dobbiamo comprendere meglio come stanno le persone che lavorano con noi, come stiamo noi stessi, e come adattarci questo nuovo vestito. Vuol dire entrare nel DNA emotivo delle scelte che facciamo ogni giorno e che stanno facendo i nostri collaboratori, comprendere il nostro ritmo e capire quando siamo più produttivi durante l’arco della giornata, capire quando loro, le nostre persone, sono più produttive. Se si lavora in smart working probabilmente non si è in front office, a meno che non si debba rispondere ad un pubblico via telefono e nel caso le cose evidentemente cambiano. Quindi il lavoro di back office andrebbe davvero incentivato. In maniera open e flessibile. Già dai tempi dell'Università sappiamo che c’è chi raggiunge l’apice della performance la mattina, chi nel cuore della notte. Lo spazio quindi dell'auto-organizzazione, dove possibile, deve espandersi fino a stimolare l'imprenditorialità delle persone, il senso di responsabilità.


Vogliamo essere più efficaci in questo, ma non sappiamo da dove iniziare?

Facile. Mettiamo in pratica uno dei principi basilari della motivazione scientifica e dei bisogni essenziali dell'individuo, iniziamo a comprendere meglio le nostre persone, quali siano i loro bisogni essenziali, nello specifico per poter agire in questo scenario.

Un a fase di discovery. Non solo progetti verticali, ma ascolto e velocità servono in questo momento. La leadership da remoto del capo, non può e non deve essere la classica leadership da ufficio, in presenza. I leader oggi, infatti, rischiano se gestiscono male questo momento di perdere completamente la fiducia e il committment dei loro team se si focalizzano su un vecchio approccio nonostante lo smart working. Oggi è fondamentale sapere se il proprio collaboratore ha un bisogno elevato di autonomia, di indipendenza e quindi basta un input veloce per averlo a bordo o se è una persona che invece ad esempio ha molto bisogno di tranquillità e quindi oggi metterlo in smart working a casa vuol dire far si che sia molto più produttivo che in ufficio in questo momento, perché si sente al riparo. Il nostro focus è migliorare le performance dei team e le competenze dei leader, anche in queste condizioni di lavoro fluide e complesse, e per alcuni non "smart".

La fiducia aiuta il team leader a navigare questa complessità, insieme alla consapevolezza del potenziale del suo team!

Per questo ti suggeriamo di scaricare il nostro percorso di accompagnamento alla Smart Working dalla pagina metodologia e di chiamarci, siamo a tua disposizione!



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